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Sito della Prof.ssa Angelucci
Il nostro ruolo - 02/06/2018 PDF

Non sono tra coloro che abolirebbero i voti a scuola: penso che ci sia bisogno di riscontri sempre, nella vita. E i voti sono una comoda e semplice forma di riscontro.

I ragazzi stessi, spesso, sono i migliori valutatori di sé stessi. Ma anche noi dobbiamo sapere quanto ne hanno capito, effettivamente, di quel di cui abbiamo parlato (assieme, spero).

Certo, potremmo chiederlo direttamente a loro. Se non ci fosse il problema oggetto di questo post: l'eccessiva distanza tra noi e loro. Foriera di sfiducia reciproca.

Del resto anche loro sanno valutarsi meglio dopo una prova di verifica. Oppure capiscono veramente qualcosa solo mentre lo stanno usando nel corso di una di quelle prove.

Verifiche ok, dunque. Ma solo come strumento, e non come fine!

Come madre e come insegnante, invece, vedo oggi che verifiche, e cugini voti, sono l'unico motore che muove (e travolge) figli e studenti. Ma anche noi insegnanti. Troppo spesso. Invece del piacere del sapere. Della voglia di imparare.

Recalcati qui dice bene come dovrebbe essere. E come raramente è.

Sono stata allo spettacolo teatrale di fine corso di un liceo di Roma. Il maestro e regista è anche un insegnante di latino e greco; eppure fa dire a ragazze e ragazzi che a scuola hanno imparato di tutto tranne che di amore.

Ecco, non dovrebbe essere così tanto vero, visto che tutte le opere d'arte e tutte le opere dell'uomo sono mosse da una qualche forma di amore. Fosse anche "solo" amore della conoscenza, o amor proprio...

Non mi rivolgo quindi solo a colleghe e colleghi di "materie umanistiche" nel dire che è tempo di buttare il cuore oltre l'ostacolo. Per stare bene e per insegnare bene, a un tempo, addirittura.

Come farlo senza azzerare la distanza tra noi e loro (per carità: diventeremmo loro amici e non potremmo più insegnare loro niente)? Questo è un bel problema. Ma affrontiamone uno alla volta per favore. Oggi l'emergenza è la troppa distanza, non il pericolo della troppa vicinanza. Occupiamoci di questo, quindi.

Prendiamo atto che il nostro verifichismo, l'ossessione per la media (colleghi insospettabili sento cianciare di medie aritmetiche, in sede di valutazione finale...), la rigidità con cui ci presentiamo di fronte a queste ragazze e a questi ragazzi - sempre più attente/i a tutto tranne che ai ragionamenti articolati che sono alla base di ogni vera conoscenza, anche interpersonale - li consegniamo direttamente nelle fauci del mostro regressivo che si sta mangiando decenni di conquiste civili e culturali; a grandi morsi; sotto i nostri occhi: complici.

--- Edit: 

Collega osserva (su fb): "Più che un problema di distanza è un problema di tempo, e di spazi, di numeri, di occasioni.

Fino a qualche anno fa mi sentivo più libera di scegliere percorsi alternativi, di prendere sentieri laterali, di divagare. Cose che ti permettono di esplorare insieme, conoscere le persone con cui lavori (loro, i ragazzi).

Un rapporto significativo si costruisce creando le occasioni, prendendo tempo. Da un po' questa libertà non ce l'ho più. Semplicemente, io e loro ormai siamo sopraffatti da tutto il resto. Se penso ai miei anni di liceo, e li confronto con quelli delle mie figlie, è spaventoso. Troppa roba, troppe richieste."

E' un problema reale, questo delle troppe richieste. Ed è tempo di metterci mano, secondo me.

Conosco insegnanti che corrono come disperati. E so per certo che anche studenti che hanno voti decenti non sanno nulla o quasi degli argomenti sorvolati.

Non riuscirei neanche se volessi (e non voglio) a procedere così, e quindi le mie programmazioni sono dei colabrodo, dal punti di vista dei contenuti.

Confido di fornire agli studenti gli strumenti per poi studiarseli da sé, se vogliono, quei contenuti.

Una studentessa di una classe in cui ho insegnato fisica per cinque anni, per esempio, alle finali nazionali delle Olimpiadi della Fisica si è piazzata nella categoria bronzo. Studiando da sé tantissimo.

Mi piace pensare di aver contribuito a renderla in grado di farlo.

In questo post mi riferisco comunque agli insegnanti che non ci provano neanche a stabilire un rapporto con i propri studenti. Di fatto ignorando cosa significhi insegnare. 

 
 

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