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Sito della Prof.ssa Angelucci
L'apprendimento mirato - 25/02/2018 PDF

Quel che più mi affascina e mi impressiona di questo libro: Hattie, Apprendimento visibile, insegnamento efficace, che sto riassumendo settimana dopo settimana, è il disvelamento che riesce a fare della complessità del mestiere di insegnante.

Mi sta consentendo di dare nome a una serie di attività che facevo inconsapevolmente e convincendo a implementarne (o tentare di implementarne) altre, per me nuove.

Il rischio è quello che si corre sempre quando si aumenta la consapevolezza: entrare in empasse, almeno parziale. Ma ho chiaramente deciso di correrlo.

Nel capitolo “Preparare la lezione”, cui è dedicato il mese di febbraio, ho parlato de: la collaborazione tra colleghi nel pianificare gli obiettivi di apprendimento, l'indagine sulle modalità di ragionamento degli studenti e delle conoscenze pregresse e delle loro motivazioni.

Il capitolo prosegue con l'apprendimento mirato.

“L’apprendimento mirato contiene due aspetti: il primo è la chiarezza rispetto a cosa dev’essere appreso dalla/e lezione/i (obiettivi di apprendimento); il secondo è il metodo per capire che l’apprendimento desiderato è stato conseguito (criteri di successo)” (pag 102).

Quando cominciamo un nuovo argomento - ma anche all’inizio di ogni singola lezione – Hattie ci dice che dovremmo presentare in maniera chiara e trasparente non solo i contenuti che andremo affrontando, ma tutto ciò  che vogliamo che gli studenti apprendano e sappiano fare riguardo e con quei contenuti

Difficile stabilire e dichiarare gli obiettivi, e porli in relazione alle attività da svolgere per raggiungerli. Un singolo obiettivo, infatti, può richiedere diverse attività. E una singola attività può avere ricadute su obiettivi differenti.

Credo servano anni di esperienza per diventarne. E torna a emergere come un singolo non basti per assolvere a un tale compito.

Non credo di aver riflettuto mai, sistematicamente, su questi aspetti. Eppure mi sembra ovvio che vada fatto, ora che ne leggo. Come mi sembra ovvio che: “La trasparenza riguardo agli obiettivi di apprendimento può anche favorire una maggiore fiducia tra studente e insegnante, per cui entrambi si impegnano di più nella sfida proposta e investono di più nel perseguimento dell’obiettivo” (pag 103).

Particolarmente utile mi sembra distinguere tra obiettivi di superficie e obiettivi profondi o concettuali (le proporzioni dei quali spetta a noi stabilire, sapendo quanto i secondi siano più preziosi, in senso formativo, rispetto ai primi) e prendere atto che la chiarezza sugli obiettivi ha ricadute importanti anche sulla valutazione formativa.

Quando gli studenti si lamentano della poca chiarezza o equità nelle valutazione, forse intendono anche questo: se non ci fai capire cosa vuoi da noi, come facciamo a farlo?

Se lasciamo soli gli studenti, nel compito di stabilire i loro obiettivi, Sandra Hastie ha stabilito (in uno studio presente in una tesi non pubblicata) che, nella migliore delle ipotesi, si orientano verso obiettivi di prestazione: “Voglio finire il compito più in fretta possibile”.

Butler R. ha studiato la correlazione tra gli obiettivi degli insegnanti (chiedendo a un gruppo di insegnanti di descrivere quella che per loro era una >  dal punto di vista lavorativo) e l’atteggiamento dei loro studenti.

In particolare è emersa un’interessante correlazione tra obiettivi degli insegnanti e atteggiamento di fronte alle richieste di aiuto degli studenti.

Solo gli insegnanti con obiettivi di padronanza (imparare insegnando e migliorare continuamente il proprio modo di insegnare) avevano un atteggiamento completamente positivo di fronte alle domande degli studenti. Gli insegnanti con obiettivi di evitamento (dell’incompetenza: la mia classe non va peggio delle altre, o proprio del lavoro) tendevano a ignorare le richieste di aiuto e addirittura a scoraggiarle.

Degli insegnanti con obiettivi di competenza (la mia classe ottiene punteggi più alti delle altre) Hattie non ci dice, ma chiosa con un: “Abbiamo bisogno di più insegnanti con orientamento alla padronanza” (pag 108). E buona settimana a tutte/i.

 

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