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Sito della Prof.ssa Angelucci
Gli insegnanti appassionati - 20/01/2018 PDF

Oggi vi racconterò la parte conclusiva del capitolo 3 del libro di Hattie Apprendimento visibile, insegnamento efficace: “Gli insegnanti: gli attori più importanti del processo educativo” (pagg 69-85). Presenterò e commenterò i contenuti chiave delle pagine dalla 77 all’85.

Nel post scorso ho completato la disamina delle caratteristiche che Hattie attribuisce agli insegnanti esperti.

Nella parte conclusiva del capitolo, Hattie mette a confronto gli effetti di insegnanti esperti con gli effetti di insegnanti con esperienza ma non esperti e poi si dedica agli insegnanti ispirati. Poiché quest’aggettivo non mi piace, nel titolo del post l’ho sostituito con appassionati. Hattie stesso utilizza questi due termini come sinonimi, del resto.

Innanzitutto, in che modo Hattie distingue tra insegnanti esperti e insegnanti con esperienza? Utilizzando come discrimine l’aver richiesto la certificazione National Board e averla ottenuta e averla richiesta ma non averla ricevuta.

Non conoscendo nel dettaglio in cosa consista questa certificazione e, sapendo quanto ciò che viene dichiarato può discostarsi da quel che è, sospendo il giudizio su quest’aspetto.

Comunque sia, la differenza maggiore riscontrata, dalla ricerca, tra le due tipologie di insegnanti concerne “il grado di sfida che propongono agli studenti”: gli insegnanti esperti propongono attività con maggiore grado di sfida, mentre gli insegnanti con esperienza propongono attività più routinarie.

 Dall’altra parte, la proporzione tra apprendimento profondo e apprendimento superficiale è nettamente sbilanciata a favore del primo, per gli studenti di insegnanti esperti e nettamente sbilanciata a favore del secondo negli studenti degli insegnanti con esperienza ma non esperti.

Il che consente anche, credo, di correlare direttamente un insegnamento sfidante (nel senso suindicato) con un apprendimento profondo predominante: rispondere a una sfida, in effetti, presuppone una comprensione profonda del problema, mentre per eseguire un compito routinario è sufficiente una conoscenza superficiale.

Sinceramente non mi è chiaro come Hattie passi dall’argomento precedente al successivo. Se la cava inserendo un titolo, ma temo che l’insegnante ispirato sia un particolare caso di insegnante esperto: la crème de la crème, per intenderci.

Certo, questo inerpicarci sempre più su fa girare un po’ la testa. Forse per scongiurare lo sconforto, a fine capitolo, Hattie inserisce un’escusatio non petita, sottolineando come tutte le professioni mirino a “identificare i traguardi dell’eccellenza” per poi fare di tutto per raggiungerli.

Certo dare status di essere vivente a una professione equivale a scivolare in una dimensione ambigua. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che il discorso di chi dovrebbe mettere in condizione gli insegnanti di aspirare a traguardi di eccellenza chiama in causa la politica e Hattie non vuole farlo. Non in questa parte del libro, almeno.

Sono d’accordo con lui, però, nel dire che nessun insegnante dovrebbe accettare di non sortire effetti significativi sugli studenti che gli sono stati affidati. E anche sul fatto che, come si dice da decenni, per essere insegnanti efficaci è bisogna concentrarsi sull’apprendimento più che sull’insegnamento.

Comunque sia, Hattie descrive gli insegnanti appassionati citando un collega: gli insegnanti appassionati sono “fermamente convinti di essere responsabili dell’apprendimento degli studenti e si sforzano di lavorare ogni giorno meglio” (Steele p. 185).

“Steele rileva che quasi tutti iniziano la professione di insegnante con un certo idealismo e il senso di avere uno scopo. Quando poi si affrontano le realtà e le sfide delle scuola e delle classi, le scelte possibili sono quattro: abbandonare (come fa il 50% degli insegnanti entro i primi cinque anni [in U.S.A.? però…]); prendere le distanze e limitarci a investire il ruolo di insegnante; impegnarci per sviluppare le nostre competenze e cercare di affermarci al di fuori della classe; imparare a provare la gioia dell’insegnamento ispirato”. (p. 81) […]

“Sicuramente ci sono molte cose che gli insegnanti ispirati non fanno: non usano i voti come punizione; non confondono la prestazione comportamentale con quella scolastica; non considerano l’obbedienza silenziosa più importante dell’apprendimento; non usano troppe schede preconfezionate; non hanno basse aspettative e non continuano a giustificare i risultati scadenti dicendo che lo studente ha fatto <>; non valutano il loro impatto sulla base dell’<> in classe o sull’aver svolto il programma; non si inventano storie per spiegare perché abbiano un impatto minimo o nullo sui loro studenti; non preferiscono la perfezione nello svolgimento dei compiti all’assunzione dei rischi, compreso quello di sbagliare” (p. 82) Corsivi di Hattie.

Prossimo post, prossimo capitolo: “Preparare la lezione”.

 

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