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Sito della Prof.ssa Angelucci
Gli attori più importanti del processo educativo - 06/01/2018 PDF

Riprendiamo la disamina del lavoro di John Hattie: Apprendimento visibile, insegnamento efficace.

Oggi vi racconterò la prima parte del capitolo 3: “Gli insegnanti: gli attori più importanti del processo educativo” (pagg 69-85). I n particolare, vi presenterò i contenuti delle pagine dalla 69 alla 74.

Hattie comincia dicendoci che parliamo tanto dei problemi dei nostri studenti (soprattutto di quelli che sembrano non volerne sapere di imparare) perché, di fondo, siamo convinti “che noi, come insegnanti, non possiamo cambiare gli studenti”.

E ci ammonisce: “Questa convinzione porta a pensare in modo sbagliato. […] Ritengo che le convinzioni e la dedizione degli insegnanti siano il principale fattore di influenza sul rendimento degli studenti sul quale possiamo esercitare qualche controllo […]”.

Argomentando: “L’effetto degli insegnanti altamente efficaci, rispetto a quello degli insegnanti poco efficaci, è di circa d=0.25, il che significa che gli studenti degli insegnanti altamente efficaci hanno quasi un anno di vantaggio rispetto ai loro pari che hanno un insegnante poco efficace (Slater, Davies e Burgess, 2009)".

Ma cosa caratterizza un insegnante altamente efficace (che d’ora innanzi Hattie chiama esperto – sottolineando la differenza tra esperto e con esperienza, cioè il  piano qualitativo dal piano quantitativo)?

Hattie individua cinque caratteristiche. Oggi presenterò le prime due:

1) Gli insegnanti esperti sanno identificare i modi più efficaci per presentare la loro disciplina (pag 73)

Il che non discende automaticamente né dal conoscere molto bene la propria disciplina né dal conoscerne molto bene la didattica (o le ultime mode inerenti le strategie didattiche).

Conta di più la visione d’insieme. Della disciplina in sé (quindi dei suoi nodi concettuali e degli errori più comuni che li accompagnano) ma anche delle correlazioni con le altre (il Sapere è UNO). E soprattutto, della classe con cui stiamo lavorando: dei suoi punti di forza e di debolezza; dei suoi bisogni.

“Questi insegnanti mantengono l’appassionata convinzione che gli studenti possano apprendere i contenuti e le conoscenze previste dagli obiettivi di apprendimento della/e lezione/a” (pag 74).

2) Gli insegnanti esperti sono abili nel creare in classe un clima ottimale per l’apprendimento (pag 74)

“L’apprendimento raramente è un processo lineare e richiede impegno e profusione di sforzi”.

Nell’attività di riorganizzazione del sapere, che chiamiamo imparare, molti aspetti sono faticosi e frustranti e ciascuno di noi segue percorsi propri e ha esigenze diverse. Ma comune a tutti è l’errore: impossibile non incappare in passaggi che non si capiscono, che ce se ne renda conto subito (magari!) o meno. Senza una serena consapevolezza di questo, imparare è impossibile.

Un insegnante esperto, quindi, deve creare “un clima in cui l’errore è benvenuto, in cui gli studenti fanno tante domande, in cui l’impegno è la norma e in cui gli studenti sono messi in condizione di guadagnarsi la reputazione di discenti efficaci”.

Mi rendo conto di quanto difficoltoso sia creare un clima del genere. Nonostante mi impegni in tal senso,  specialmente nelle classi in cui insegno solo fisica e non sia matematica sia fisica, non ottengo i risultati sperati. In particolare, essendo molto esigente (e utilizzando un linguaggio ritenuto difficile), non riesco facilmente a convincere gli studenti ad avere fiducia in me (dal punto di vista umano) e creo involontariamente una spaccatura tra i più forti e motivati e i più deboli.

Molto arduo anche convincerli ad aiutarsi gli uni con gli altri, senza giudicarsi, e a lavorare seriamente. Sia in classe, sia a casa.

Nelle classi di biennio in cui avevo sette ore, negli anni passati, obbligavo gli studenti a lavorare assieme (sia in classe, sia a casa) in gruppi disomogenei sotto tutti i punti di vista! Sì, lo so, non suona benissimo, ma alla lunga ha ripagato ampiamente; specialmente loro...

Soprattutto trovo difficile stabilire un equilibrio tra i diversi ingredienti necessari alla buona riuscita del piatto: rigore, serietà, impegno, concentrazione, leggerezza, passione, attenzione, immaginazione, cura del linguaggio, semplificazione, fantasia, affetto, distacco, ecc... In effetti sono tanti!

E poi Hattie ci ricorda un aspetto sul quale è difficile agire (ma non impossibile): “In moltissime classi il motivo principale per cui gli studenti non riconoscono volentieri i loro errori sono i pari: i pari possono essere meschini, brutali e virali!”

Specialmente al biennio, difficilmente ragazze e ragazzi si espongono per segnalare atteggiamenti poco adeguati di compagne o compagni. Anche quando si tratta di sfottò o di arroganza (che, per quanto possano essere lievi, hanno effetti devastanti sui compagni più deboli).

Bisogna acuire molto le nostre capacità di visione. Vedere e capire sono i prerequisiti per agire. Agire in che modo? Devo trovare risposta a brevissimo: da domani si torna sul campo...

 

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