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Sito della Prof.ssa Angelucci
Apprendimento visibile - 19 novembre 2017 PDF

Come indicato nel precedente post, cercherò di presentare i contenuti principali del libro, Apprendimento visibile – Insegnamento efficace di John Hattie. D’ora innanzi, quanto non compreso tra virgolette, andrà inteso o come mia rielaborazione o mia opinione personale. Specificherò di volta in volta ulteriormente.

Innanzitutto l’effect size (dimensione dell’effetto; d’ora innanzi e.s.) delle azioni di insegnamento “si basa tipicamente, sulla differenza di risultato ottenuta tra gruppi sperimentali e gruppi di controllo” (G. Vivanet, curatore del libro).

Per esempio potrebbe essere dato dal rapporto tra tale differenza e il valore registrato prima della sperimentazione (ma ci sono elaborazioni matematiche più precise che, per esempio, tengano conto dei dati poco chiari o dell’incidenza di qualche fattore imprevisto).

Mi aspetto che qualcuno storca il naso rispetto alla possibilità di misurare l’esito di un’azione didattica. Hattie stesso si rammarica di come sia difficile misurare uno dei fattori più rilevanti nel determinare il successo di un percorso didattico, e cioè la passione (con cui un’insegnante lavora affinché tutti capiscano, specifica Hattie). E’ anche vero che l’insegnamento è un’attività molto complessa. E Hattie è neozelandese: come sarà la scuola lì? E la società? Domande cui non so rispondere.

So invece di aver bisogno di aiuto; perché lo stato delle cose non mi piace: nonostante mi dia tanto da fare, infatti, sembra che non riesca a comunicare l’amore per lo studio e per il sapere (obiettivo trasversale per noi insegnanti, secondo Hattie, e anche secondo me) a troppi dei miei studenti. E non mi sta bene. Ed è chiaro che ho bisogno di strumenti migliori dei miei e di quelli degli insegnanti che conosco.

Orsù, dunque: partiamo.

Studiando le sperimentazioni didattiche prodotte dal 1990 a oggi, Hattie si è reso conto che quasi tutto funziona: il 95% delle azioni didattiche produce un e.s. maggiore di 0 (i valori rilevati vanno da -1 a 2).

Poiché la distribuzione degli e.s. si attesta con una gaussiana attorno ala media dello 0.4, Hattie propone di considerare realmente efficaci solo quelle azioni che comportano un e.s. superiore allo 0.4. Nell’articolo di genitoricrescono già citato, trovate un’infografica molto chiara e bella dell’esito di questa ricerca.

Sin dalle prime pagine del libro di Hattie emerge una concezione dell’insegnamento e della scuola nella quale mi rispecchio completamente. E che va ben al di là della mera trasmissione dei saperi (o delle competenze). E le indicazioni fornite dall’autore sono coerenti con questa visione.

In un’intervista che introduce al libro John Hattie risponde alla domanda del curatore su quale sia il messaggio principale che il libro vuole veicolare: “L’idea principale è che gli insegnanti devono essere consapevoli del proprio impatto [rispondendo a queste domande:] […] Che cosa credono debba rappresentare questo impatto? […] Qual è la grandezza attesa di questo impatto? […] Quanti studenti stanno raggiungendo il livello desiderato di miglioramento?

Hattie non ritiene corretto che ciascun insegnante abbia un’idea completamente differente di quale debba essere il proprio esito.  Né sul piano qualitativo, né sul piano quantitativo. E mi trovo d’accordo con lui: la libertà d’insegnamento non può concernere l’obiettivo verso cui andare ma solo la modalità utilizzata per andare verso questo obiettivo.

Ma andiamo con ordine: cos’è l’apprendimento visibile?

“[…] innanzitutto [è importante che] l’apprendimento degli studenti [sia] visibile agli insegnanti […]”. Rendendo chiaro quale sia il ruolo di tutti coloro che lavorano nella scuola, su questo apprendimento: insegnanti, studenti, dirigente – dice Hattie – aggiungo gli ATA, che non sono estranei al processo.

Poi è importante che “l’insegnamento sia visibile per gli studenti, così che imparino a essere insegnanti di sé stessi, che è la caratteristica chiave dell’apprendimento permanente o dell’autoregolazione, e dell’amore per l’apprendimento di cui tanto vogliamo che gli studenti comprendano l’importanza”.

…to be continued

 

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