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Sito della Prof.ssa Angelucci
Problemi specifici (aperti?) - 28 ottobre 2017 PDF

Ai problemi comuni a tutti gli insegnamenti e a tutti gli insegnanti – temo – elencati nel post precedente, si affiancano i problemi specifici inerenti le materie che insegno: matematica e fisica.

Normalmente si tende a distinguere nettamente queste due materie ma, mi pare, i problemi che gli studenti incontrano nello studiarle, e le cause per le quali alcuni le studiano poco o male, sono gli stessi.

Problema uno. I miei studenti, mediamente, non sanno né leggere né produrre rappresentazioni grafiche (figure, configurazioni, grafici, ecc) concettualmente corrette. Dopo anni che me li lavoro, qualcuno migliora sensibilmente. Ma lo scivolone è sempre in agguato. Per esempio quando si passa dalle due dimensioni alle tre dimensioni.

Alcuni NON si convincono di quanto siano importanti le rappresentazioni grafiche e oppongono una strenua resistenza - nonostante questo comporti valutazioni decurtate di almeno un punto, in base ai miei criteri di valutazione (e qui torno a interrogarmi su quali attori dell’informazione siano così autorevoli e potenti da contrastare in maniera tanto efficace argomenti di persuasione che a me, antica, sembrano inoppugnabili e persino l’unica cosa cui sembrano tenere veramente gli studenti: il voto).

Altri fanno una fatica enorme, nonostante si rendano conto di quanto sia importante.

Questo problema, temo, sia causato dal cambiamento subito dall'insegnamento dell’educazione tecnica nelle superiori di primo grado (medie): essendo una materia laboratoriale, una volta le lezioni erano tenute da due insegnanti in copresenza. Le mie erano bravissime e mi hanno fatto realizzare un centinaio di tavole in tre anni, più diversi lavori pratici. Se so nutrirmi in maniera equilibrata, inoltre, lo devo a loro. Parentesi nostalgica…

Ciniche considerazioni di bilancio hanno dimezzato il numero degli insegnanti. E un parossistico delirio quantitativo ha fatto lievitare il programma a dismisura. Con il risultato che gli studenti escono completamente confusi. Non imparando nulla, veramente, di quel programma pure così importante.

Problema due. Nonostante proponga spiegazioni vere e proprie, e non mi limiti a dare istruzioni su come vada eseguito il tale o il talaltro esercizio, i miei studenti, mediamente, tentano di imparare senza capire. Fallendo poi miseramente alle verifiche, che sono fortemente incentrate sul ragionamento e hanno una parte routinaria che non supera i tre quarti della verifica. Ma perseverando tenacemente nell’errore.

Problema tre. Si diceva del linguaggio e, ovviamente, in materie in cui il controllo linguistico è fondamentale, potete immaginare cosa possa accadere. Quando poi i linguaggi da integrare sono quattro: il linguaggio discorsivo (o connettivo), il linguaggio tecnico, il linguaggio simbolico e il linguaggio grafico... E così la benedetta competenza trasversale dell’argomentare – cuore pulsante di entrambe le materie che insegno – si tiene in piedi come Bambi sul ghiaccio…

Problema quattro. Durante le mie lezioni, generalmente, non è percepibile in maniera palese la mancanza di rispetto che vedo infliggere a non poche/i colleghe/i. In alcune classi non vola una mosca – quelle rare volte che è necessaria una spiegazione unilaterale da parte mia – o, più in generale, tutti seguono e partecipano nelle fasi di lezione dialogica. Inoltre posso affidare il lavoro a loro (e quindi aprire ampi spazi di didattica laboratoriale), certa che lavoreranno sul serio.

Però, una volta usciti dall’incantesimo, qualcosa o qualcuno li persuade che quel che abbiamo fatto non era poi così importante, e la volta seguente torneranno almeno in parte resettati o nelle verifiche non troverò traccia di quel che abbiamo fatto assieme.

In parte, tendo a considerare questo fenomeno mancanza di rispetto. In parte, torno ad arrovellarsi su quale sia quel benedetto attore della comunicazione, così nefastamente potente, evocato in coda alla presentazione del problema uno…

***

A volte vengo a conoscenza dei motivi dei fallimenti didattici in cui incappo: la dolce fanciulla, cui accennavo nel post precedente, ha confessato che non credeva alle mie parole quando le dicevo dell’importanza del narrarsi i concetti come favole, per comprenderli appieno, ricordarli e saperli utilizzare. Dopo l’esito negativo di una verifica, e dopo aver letto l’articolo che ho linkato nel post precedente, si dice convinta. Vedremo se, poi, cambierà effettivamente atteggiamento.

I cambiamenti sono faticosi, si sa… 

 

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