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Sito della Prof.ssa Angelucci
Il mestiere dell'insegnante e il mestiere dell'attore (21/01/2017) PDF

Non uno da poco ha detto che: "Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti teatro". La frase, attribuita a Galileo Galilei, è arcinota, ma mi è capitato di recente di ripensarla da un punto di vista per me nuovo. In particolare assistendo a prove di attore egregie (a teatro e al cinema) e a prove di attore scarse (a teatro). E in relazione a una particolare lezione che ho tenuto pochi giorni fa.

Un attore non è un intrattenitore, ma un interprete. Un attore bravo deve trovare un punto di equilibrio delicato tra sé, il personaggio che interpreta, gli altri personaggi, il testo, la tecnica recitativa, il punto di vista del regista e il pubblico cui si rivolge.

Un bravo attore deve sapere bene di cosa sta parlando. E sotto tutti i punti di vista: emotivo, comunicativo ma anche logico-deduttivo. E deve tessere questa conoscenza con il proprio corpo (voce, respiro, postura, gesto, mimica facciale e corporea, posizione nello spazio, ecc) e il proprio vissuto. Non ultimo, il suo gesto tecnico deve essere sincero e onesto, perché quanto sta facendo-dicendo arrivi emozionalmente al pubblico. E deve avere il giusto grado di partecipazione ma anche il giusto grado di distacco.

Ecco, la frase di G. G., tutto ciò premesso, mi sembra rendere bene alcune caratteristiche peculiari della mia professione.

Con la grande differenza che noi insegnanti "andiamo in scena" ogni giorno e non abbiamo tempo di lavorare nel dettaglio su alcuni aspetti della comunicazione che agiamo. In particolare voce e corpo.

Qualcuno tra noi (pochi) ha un talento naturale. Gli uomini, per esempio e salvo eccezioni, hanno il vantaggio di una voce più calda e suadente delle donne.

Qualcun altro tra noi (pochi) lavora su corpo e voce per renderli mediamente più efficaci.

Credo che nessun insegnante riesca a "provare" le lezioni nel senso in cui un attore prova le sue performances.

Anche perché l'insegnamento ha una componente di improvvisazione molto alta: anche quando una lezione è preparata nel dettaglio, infatti, l'interazioni con gli studenti può cambiare tutto.

Come spesso accade, ci si rende conto della complessità del meccanismo quando questo si inceppa: si comprende meglio quanto è complesso il mestiere dell'attore quanto si assiste a uno spettacolo brutto e si comprende meglio quanto è complesso il mestiere dell'insegnante assistendo a (o tenendo) una lezione brutta.

Personalmente sono grata alle lezioni brutte, perché mi permettono di riflettere ancora meglio sul mio mestiere e di lavorare su me stessa per migliorare come insegnante.

 Certo mi dispiace per i miei studenti. Ma spesso dico loro che gli errori insegnano molto e non bisogna demonizzarli. Spero dunque che riescano a imparare qualcosa anche quando capita che il complesso equilibrio tra i piani emotivo, comunicativo e logico-deduttivo che caratterizza una buona lezione, traballa o viene proprio meno.

 

Commenti 

 
0 #1 andrea cravotta 2017-01-25 11:40
sono incappato nei tuoi scritti cercando, da insegnante di matematica e fisica, materiale per una lezione sul "bello" e il "brutto" della matematica (per lo meno di quella insegnata a scuola). ho trovato un mondo in cui mi ritrovo quasi alla perfezione. poi cerco nel tuo sito, e vedo questo post.
da persona che ha provato nel suo percorso di vita anche queste strade (quelle dello stare in scena, dell'usare corpo e voce per dare corpo e voce a idee, testi, concetti astratti), mi trovo, ancora una volta, perfettamente d'accordo.
spero di continuare a incontrare conferme di questa intesa professionale (oppure di trovare qualche smentita, forse anche queste sarebbero interessanti). in ogni caso, grazie.
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